IMMONDITUDINE

In questa piccola insenatura venivamo a fare le pazzie di gioventù. No! No! Tutte cose lecite. Misuravamo il nostro coraggio (virilità) coi tuffi. A quel tempo era il gioco preferito dell’estate. Piuttosto pericolosetto col senno di oggi. Questo posticino si prestava benissimo e si presta tuttora, per chi predilige la scogliera alla spiaggia, e vuole cimentarsi nei tuffi. Si può scegliere da quota “0″ cioè a livello di battigia fino ad una decina di metri di altezza. Con parecchi livelli intermedi. Oggi questa scogliera è parte integrante dell’ Area Marina Proteta del Plemmirio. E’ tra quelle parti di area protetta che può essere fruita dal pubblico. Accesso gratuito. Non c’è alcun tipo di servizio. E’ vietato pescare, non è ammesso che i natanti si avvicinino o che usino l’ancora per ormeggiarsi. Tuttavia al largo sono posizionate delle boe alle quali i diportisti possono attraccare le loro barche.

Qualche settimana fa, per puro caso, insieme ad alcuni amici ci siamo dati appuntamento in questo posto. Era trascorso così tanto tempo che avrei faticato molto per ritrovarlo. Soprattutto perchè ho trovato l’area circostante piena di case, casette, villini e villette. Dovrei dire uno scempio. Comunque adesso, sicuramente, tutte regolarmente sanate. Vabbè apro una porta aperta. La pratica del “Chi se ne fotte, intanto fabbrico, poi, si sa, si sana” qui in Siculandia è sport ancora molto praticato. Mi chiedo se, agli albori dello scempio, invece di sanare si organizzavano i campionati italiani di “uso sanatorio delle ruspe”? Lo so utopia!

Piuttosto che usare giri di parole ho preferito inserire le foto. La prima mostra la bellezza del luogo.

La seconda la barbarie e l’inciviltà di una “tipologia” di persone (?) che frequenta questo posto incantevole.

Volevo titolare il post “Indescrivibile Inciviltà”. Troppo lungo! Sono troppo indignato e da troppi giorni sentivo il bisogno di sfogarmi. Sono stato già quattro volte in questo luogo nelle ultime due settimane. La prima volta accomapagnato dai miei amici e mai avrei immaginato di trovare cotanta sporcizia. Adesso non lo dico per vanagloria ma già allora mi ero ripromesso,  che sarei ri-tornato  munito di guanti e sacchetto di plastica per portare via tutto quello che sarei riuscito a farci stare dentro.

Ebbene per tre volte sono tornato e per tre volte ho riempito altrettanti sacchi di immondizia. Impossibile portare via tutte le cicche, le quali sono spesso occultate e schiacciate nei più reconditi anfratti di roccia.

Emblematica la storia dell’ultimo sacchetto, quello della foto. Lo mostrerò nel video che aggiungerò in coda. La povera borsa di plastica galleggiava tranquillamente in mare. Il caso ha voluto che la corrente lo portasse a riva. E’ stato una vera botta di fattore “C” poichè avevo dimenticato di portare da casa il canonico sacco nero che tutti sappiamo a cosa serve. Così ancora prima di bagnarmi, recuperato il sacchetto, in pochi minuti l’ho riempito di tutto quello che si può vedere nella foto. Bottiglie di vetro e di plastica, un accendino, incarti vari di snaks, pacchetti vuoti di sigarette, cicche e fazzolettini di carta a volontà,  resti di pasti più o meno frugali.

La cosa che, veramente, mi sconvolge è la totale indifferenza di quanti assistono a questa sorte di delirio di pulizia. Ma non è questo che mi importa. Io ho fatto la mia parte, in fin dei conti un gesto banalissimo. Ho sempre ritenuto la natura qualcosa che appartiene un po a tutti e, ovviamente, tutti dovremmo rispettare. Intanto non è sopportabile stare in un area marina protetta e dover fare lo slalom per evitare la sporcizia. Inoltre è tutta immondizia che alla prima mareggiata andrebbe a finire in mare.

 

Un Foresto a Venezia 2

Due mesi erano trascorsi dal mio arrivo a Venezia.

Dopo qualche giorno dal mio arrivo  avevo acquistato la guida fornita dall’ A. P. T. corredata di una modesta mappa. Non mi piaceva molto, troppo da turista mordi e fuggi. Successivamente acquistai una grande pianta di Venezia con allegato stradario; sarebbe più corretto scrivere calliario” tenuto conto che a Venezia non esistono strade ma “calli” che vi è un’unica piazza, Piazza San Marco, e che le altre sono “campi” e “campielli”.

Un pomeriggio, di fine Novembre, passeggiando in Lista di Spagna, notai nella vetrina di una libreria “Venezia è un pesce”. La copertina mi incuriosì immediatamente. Avevo aperto la pianta di Venezia decine di volte e non mi ero mai accorto che veramente sembra un pesce. Che il Ponte della Libertà che la collega alla terraferma sembra una lenza.  Il sottotitolo: una guida, mi indusse a saperne di più. Entrai, lessi la quarta di copertina. [Tiziano Scarpa e cu è? (gnurant)]. Uno scrittore veneziano, innamorato di Venezia; chi meglio di lui. Edito da Feltrinelli il mio preferito. Scrollai velocemente le pagine facendole scavallare velocemente col pollice. Niente mappa, niente foto.  Quando realizzai che avevo acquistato la settima edizione (in tre anni) la consapevolezza della mia ignoranza mi infastidì parecchio, comunque fui veramente contento di averlo comprato. Un gioiellino. Lo lessi voracemente.

Quante cose ho scoperto, capito ed imparato. Compresi, per esempio, perchè un giorno percorrendo un ponticello tenendomi a sinistra incrociai un vecchietto che quasi mi venne addosso e brontolando in veneziano mi schivò. Non ero riuscito a capire cosa avesse bofonchiato. “Venezia è un pesce” mi illuminò. A Venezia i pedoni mantengono sempre la destra; specialmente attraversando i ponti. Ma è giusto che sia così. Può succedere che arrivi al culmine di un ponte e se non mantieni la destra puoi finire addosso a qualcuno che non si aspetta di trovarsi qualcuno sulla propria destra. Se poi invece di persone dovessi trovare qualche corriere che spinge un carrello si può correre il rischio di farsi male. Quanto meno ti scaricano addosso un inferno di insulti. Il guaio è che i turisti queste cose non le trovano scritte nelle guide classiche. Ma io non mi sentivo più un turista; se poi mi accadeva di andare in giro in divisa la malafjura era assicurata. Infatti i veneziani nutrono una sorta di amore/odio (più odio però) nei confronti dei turisti. E devo dire che, spesso, i turisti fanno di tutto per farsi detestare.

A Venezia, è risaputo, ci si può muovere a piedi o in vaporetto. Chi può permetterselo in motoscafo-taxi. Gli imbarchi dei vaporetti sono delle piattaforme galleggianti con la pensilina, ormeggiate alla fondamenta [ http://it.wikipedia.org/wiki/Fondamenta_%28Venezia%29]. Sistematicamente appena il marinaio apre la paratia che serve ad imbarcarsi o a sbarcare, i turisti, istintivamente,  tentano di fiondarsi dentro. Ma vengono prontamente bloccati. Dal marinaio e dalla folla di passeggeri che devono sbarcare. Sembra ovvio ma non è così. Infatti gli accessi per l’imbarco sono sbarrati da una catena che il marinaio toglie dopo che è sbarcato l’ultimo passeggero che in quell’approdo doveva scendere. Quindi chi sbarca ha sempre la precedenza. Così organizzati in un paio di minuti sbarcano e imbarcano decine di persone. Basta seguire la regola e tutto diventa semplice.

Questo fantastico libro parla di Venezia utilizzando le sensazioni che essa scatena nei nostri arti, nei nostri sensi. Mi ha generato tantissime curiosità. Sono molto riconoscente a questa piccola e preziosa guida. Mi ha fatto scoprire, apprezzare ed amare questa città meravigliosa. Accarezzandola, annusandola, assaporandola, ascoltandola, sfiorandola con i piedi. Questo modestissimo post vuole essere un ringraziamento accorato per l’autore del libro e un tributo d’amore alla mia amata Venessia.

E Basta…..

Ma non vi viene voglia di dire “Minchia e basta!”.

Sono veramente stufo. Non li sopporto più. Ma come si fa a non indignarsi. Donne, ragazze, nonne, zie, fimmine italiche qui vi pigliano per sporche, senza neanche un briciolo di conoscenza di ciò che è l’igiene personale.

E’ possible che dobbiamo assupparci per forza gli spot pubblicitari che cercano di convincerci che dobbiamo procurarci una maschera antigas se dobbiamo salire in ascensore in compagnia di una donna? Certo perchè è pacifico che la malcapitata sicuramente puzzerà di pipì. A meno che non usi quel tipo di accessorio mutandifero che la protegge dalla “malafjura”.

Oppure quell’altro spot del prurito intimo? Ma cos’è successo hanno espiantato tutti i bidet da tutte le case? Ragazze Incazzatevi, se non ora quando? Ma non lo tollero più questo modo di fare pubblicità. E’ estremamente offensivo, insopportabile. E poi perchè solo le donne? Perchè, eventualmente, noi masculiddhi se non curiamo l’igiene non fitemu? Pardon, non puzziamo? E allora basta, basta, basta. Per carità non voglio dire che l’incontinenza non generi fastidi; che le parti genitali non diano problemi, anzi. Però così è una esagerazione insopportabile. Capisco perfettamente le esigenze commerciali ma con misura ca….volo! Oramai si è al ridicolo al grottesco.

Non se ne può più! Tutte le volte che iniziano questi spot mi si attorcigliano le budella. E mi chiedo sempre: ma è possibile che nessuna organizzazione sociale femminile, sindacato delle casalinghe, le associazioni delle giovani imprenditrici, un circolo del proletariato femminile, le femministe? NIENTE DI NIENTE NESSUNO. Mai una protesta, un comunicato stampa, un urlo di indignazione…. NIENTE.

Per fortuna che le nostre donne, quelle reali, sono tutte pulitissime e profumatissime. Una “chiù ciaurusa” dell’altra….. Alla faccia della pubblicità, anzi, “ma vaffa….. pubblicità”.

AMMIRIA

http://aciribiceci.com/2012/05/22/della-lungaggine/

Ho cliccato sul “like”….. Della carota e del bastone.

Carota 1) Grazie per avermi dato la possibilità di scoprire TED CONFERENCE.
Carota 2) Sono certo che tu tradurresti meglio le pagine di codesto sito. Intanto che scrivo immagino sia colpa del traduttore automatico. E questo mi manda in bestia. Che modo di divulgare è se si sottostà a questo metodo “veloce” di creare una homepage.

Bastone 1) Mi ero ripromesso di limitarmi a leggerti. Non mi ritengo di essere abbastanza “accutturato” per avere titolo a commentare. Mi sento troppo inadeguato rispetto i frequentatori abituali del tuo blog.
Bastone 2) Non mi è piaciuta la “metafora” sulla lungaggine di Fassbender. L’ho percepita come una caduta di stile rispetto il taglio dell’articolo (tanto il mio parere a te non interessa “non pesa”).
Bastone 3) Nonostante la generalizzazione su quali “lungaggini” piacciano at italici masculi et italiche fimmine continuano ad aumentare le Frequentatrici e a diminuire i Frequentatori di Aciribiceci. Probabilmente le “ragazze” sono tendenzialmente indulgenti perché i contenuti del tuo blog sono ottimi e non è una carota ma un dato oggettivo tenuto conto della qualità degli interventi. I frequentatori maschietti languono perché sono invidiosi. Perché è tipico del “maschio” che misura le proprie capacità col “righello” non frequentare le parole e meno che mai quelle scritte. E questo le donne (avevo scritto femminucce) lo sanno perfettamente.
I maschietti “saccenti” “sa misurano” nel senso metaforico perché hanno paura del confronto con le tue capacità (scegli tu quali inserire).
Non sono stato “lungo” come avrei desiderato ma non voglio abusare dell’ospitalità.
Probabilmente sono “lento” rispetto il contesto. Tuttavia, sinceramente, è il mio modo di apprezzarti. E per sottolineare il mio SINCERAMENTE che mi sono permesso.
Io sono ragusano di nascita. E’ notorio che “i rausani su muli” nel senso “duri di testa”. Ed io a cocciutaggine mi difendo bene. Per cui continuo a leggerti ed apprezzarti, talvolta, criticarti.
Fino a quando non ti scasso i cabbasisi.
Leggere è tra le poche cose che amo in assoluto. Di tanto in tanto qualcosa mi sembra di capirla e questo mi basta.
p.s. si te vol scansea tuto!

MISCUGLIO senza pretese ne aspettative

Primo componente del miscuglio.

Bene, ho riletto il mio primo post. Mi sono reso conto che è un bell’esempio di presunzione.
Impostato come se dovesse o potesse essere letto da tutto l’universo bloggifero creato. Quasi con la certezza che subito dopo la pubblicazione ci sarebbe stato un generale catafottimento di commenti. Tuttavia nel finale si intralegge una presa di coscienza. 

Evidentemente viene fuori tutta la mia ignoranza sul mondo dei blog. Meglio tornare coi piedi ben piantati per terra. Credo che farò del titolo di questo post un punto di riferimento. Intanto scrivere se avrò voglia. Lo scopo deve essere: buttare fuori quello che dentro passa. Talvolta riflessioni, sensazioni passano dalla mente nei momenti più impensati. Tante volte vorrei appuntarmeli. Poi per pudore, per contingenze pratiche non lo faccio. Eppure voglio provare.


Il mio blog sarà lo stimolo. Eppoi voglio sfruttarlo, si sfruttarlo! Sarà la mia palestra. Tutto quello che riuscirò a buttare dentro mi darà un minimo di sodisfazione perchè solo frutto della mia sperimentazione. Ogni piccolo passo avanti, se ce ne saranno, sarà dato dalla curiosità, dalla mia cocciutaggine. 


A proposito ho aggiunto un contributo grafico, vabbè …..la fotografia! E’ un piccolo oggetto autocostruito, l’ideatore e realizzatore è stato mio padre. Se qualcuno mai visualizzerà questo embrione di blog e leggerà ste minchiata potrà, se lo vorrà, chiedersi:”ma a chi minchia sebbi sta cosa?”  Sono certo che se ne svelassi l’utilità a qualcuno potrebbe venire l’idea di copiarlo e magari brevettarlo.

Secondo elemento del miscuglio.

Le foto sottostanti si descrivono da sole. Esempio di genio veneziano ciò!

Ma tanto chi se ne frega! Mi scrivo e mi leggo. E allora? Masturbazione mentale? Ma tanto questa non ha alcuna controindicazione. Se vogliamo dirla tutta, oramai è di pubblico dominio, neanche “l’altra” ne ha. Perchè non approfittare della bolg-piazza e non dire la propria? Almeno finchè è “a gratis” e senza censura (apparente). Io sono ignorante di web e coseguentemente di blog, per cui mi viene di chiedermi: chissà se da qualche parte del globo non ci sia un bel mega-ufficio con tanti solerti impiegati, magari sottopagati, che sbirciano e spulciano dentro sti “post”.

E vaiiiiiiiii, sparamu minchiati, come direbbe qualcuno.

Ho miscelato due post di un altro blog. L’ho aperto (un blog si apre? Si crea? Si realizza? Bho!) temendo,erroneamente, di non essere riuscito a realizzare questo. Adesso mi ritrovo con due. Uno più stupido dell’altro. Brutti entrambi che, graficamente, vorrei abbellire, poichè sono ignorante riesco a stento a mettere qualche foto. Tengo a precisare: pubblico solo foto mie. Forse corro il rischio che qualcuno possa appropriarsene. A proposito se qualcuno più informato di me potesse darmi qualche informazione su come “proteggere  materiale pubblicato” gliene sarei tangibilmente grato. La tangibilità, prometto, si materializzerà  nel caso il soccorritore non fosse indigeno, in:

1) colazione offerta presso un prestigioso bar del centro storico

2) accettata o meno la colazione visita del centro storico o escursione in una area marina protetta.

Qualora il soccorritore fosse indigeno: ni iemu a pigghiari ‘ncafé e na raviola ca ricotta, ni “Cristina”. Oppuru na granita ca brioscia ni “Bianca” o a “Voglia Matta”.

Nella, inverosimile ipotesi, ci dovessero essere più di un soccorritore  verrà scelto quello che avrà infierito meno sul soccorso.Vossiabenerica a tutti!

Nota:

Chiedo scusa al sommo Andrea Camilleri e a tutti i suoi estimatori per l’uso, indegno, di qualche suo vocabolo.

INGENUITA’

Ortigia-Tempio di Apollo V-VI sec.a.C.

Finalmente una domenica libera dal lavoro. Finalmente un evento, in questo paesone, degno di essere chiamato tale. Come non cogliere l’occasione e chiudere una domenica con un concerto di un musicista autore di musiche da film.  Un artista premio oscar.

Il luogo deputato è di notevole suggestione. Il Tempio di Apollo. Infine, udite udite, accesso libero al concerto fino ad esaurimento posti.

Magnifico, stento a crederlo, ma sarà vero? Ho letto attentamente le locandine? E’ proprio così. Domenica 18 marzo ore 19:00, ingresso libero fino ad esaurimento posti. Bene ci saremo.

Giungiamo con poco anticipo, già in lontananza, si vede una folla notevole assiepata nei pressi di quella parte di ringhiera, fronte palco, che delimita il sito archeologico. Già questo è sorprendente, non mi aspettavo cotanta partecipazione.

Mi assale il timore che sia già tutto pieno. Ci toccherà restare  fuori? Vabbè cercheremo un angolino anche in piedi, ne vale proprio la pena. Poter ascolatare il maestro Nicola Piovani dal vivo non è cosa che accade facilmente a queste latitudini.

Giunti in vista del palco notiamo che le sedie della platea sono vuote. Sul palco un frenetico movimento di persone, tecnici e musicisti. L’ingresso era consentito solo ai tecnici e al personale della produzione. Dietro le transenne si aspetta il momento in cui gli addetti alla sicurezza diano libero accesso. Penso che potrebbe esserci ancora la possibilità di riuscire ad avere un posto visto che non era ancora entrato nessuno.

Intanto mi si affianca una signora, anziana, minuta, che facendosi spazio, in maniera energica, giunge a ridosso della transenna. Conosce personalmente un addetto alla sicurezza. Si salutano, la signora chiede informazioni circa l’inizio dell’esibizione. Il corpulento interlocutore informa la signora e indirettamente tutte le persone li vicino.

Apprendiamo che il Maestro in persona ha comunicato al pubblico che per cause tecniche lo spettacolo sarebbe iniziato con almeno un’ora o due di ritardo. Ma non è l’unica sorpresa. Cominciamo a sentire qualcuno parlare di “coupon” per l’ingresso. La faccenda si complica, comincio a capire. Sono stati distribuiti dei “coupon” che danno precedenza all’ingresso. Come dire che l’ingresso è libero….. ma per qualcuno….. è un po….. più libero.

Ovviamente non credo assolutamente che in tutta questa triste vicenda il Maestro c’entri qualcosa. Anzi sono certo che non ne sia proprio al corrente. Nulla da dire organizzazione eccellente, un valido esempio di trasparenza.

Ecco svelato l’umano arcano. Lo dicevo che doveva esserci il trucco. A questo punto la delusione fa a gara con l’indignazione la quale cerca di prevalere sul disgusto che inizia a montarmi dentro.

Che vergogna! Prendere in giro così le persone. Scrivere sui manifesti ingresso libero fino ad esaurimento posti, solo per assicurarsi l’affluenza, in realtà fino ad esaurimento della pazienza della gente. E dire che mi ero compiaciuto, avevo creduto che qualcosa di nuovo stesse accadendo in questo deludente paesone.

Invece la solita manfrina, il solito teatrino per garantire il trastullo domenicale alla solita insulsa pseudo-elite sarausana.

Delusi  amareggiati e spazientiti decidiamo di non aspettare oltre. Optiamo per una camminata per il centro storico. Che ingenuità credere che in questo paesone  possa mai cambiare qualcosa.

Un Foresto a Venessia 1

La Stazione FS di Venezia S. Lucia e Approdo actv Ferrovia

E’ folle avere la presunzione di scrivere di Venezia. Non mi importa voglio, glielo devo.

Trovarsi da un giorno all’ altro, per lavoro, catapultato a 1600 chilometri dalla propria città . A lungo avevo chiesto al mio datore di lavoro di poter andare in missione. E così una sera di fine agosto, nel volgere di qualche minuto, mi trovo a dover decidere . A dirla tutta non avevo molto da scegliere.  Dovevo, avevo estrema necessità, sarei andato ovunque si potesse lavorare….. Venezia.

E così mi ritrovo a Venezia nei primissimi giorni di Settembre.

Arrivare a Venezia “da terra” è già sconvolgente. Da Venezia Mestre, qualche chilometro e si lascia la terraferma. Una curva e perdo il respiro….. Il Ponte della Libertà, strada e ferrovia corrono parallele.  Come un cordone ombelicale  tiene Venezia legata alla terraferma. La laguna immensa inghiotte il ponte. E la stazione  di Venezia S. Lucia accoglie  il ponte come un grembo materno. Ho già così tanto da guardare che dimentico la fatica di diciotto ore di viaggio. Infatti sceso dal treno invece di imboccare il percorso per raggiungere l’alloggio varco l’uscita centrale….. E’ uno spettacolo veramente unico, stupefacente e non è possibile riuscire a descriverlo. Bisogna viverlo.  Passo dai binari alla hall  della stazione  al…..Canal Grande….. Ammaliato…..


E’ mezzogiorno di una giornata serena, soleggiata. La prima cosa che noto: il sole dà una luce forte ma non violenta. Non mi da fastidio agli occhi. Dalle mie parti, nella medesima condizione, se non inforchi gli occhiali da sole sei costretto a stare con gli occhi semi-chiusi. Settembre è accogliente a Venezia.